lunedì 27 settembre 2010
Peppino il vagabondo - William Sersanti
che con il suo carrettino, era stato in tutto il mondo;
sulla strada aveva avuto avventure brutte e belle,
e la notte, le sue amiche, eran spesso luna e stelle.
Un fiaschetto di buon rosso e per letto una panchina
mentre il sole lo scaldava, all’aurora, ogni mattina;
ma d’inverno, il freddo acuto, con quell’alito ghiacciato,
pugnalava la sua carne come un boia, lì in agguato.
Un incendio senza cuore, sanguinario, maledetto,
lo privò del suo tesoro: familiari, amore e tetto;
non aveva più nessuno, né una moglie né un figliolo
e la vita, strano dono, la affrontava ormai da solo.
Di uno splendido organetto le sue mani erano esperte:
grazie ad esse, lui viveva con i soldi delle offerte;
era un uomo generoso e che aveva un gran coraggio:
l’universo ora ti abbraccia, caro amico, fai buon viaggio.
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
lunedì 16 marzo 2009
Contro l'arte più difficile
Nella crasso umorismo popolano al fine s'annida lo stesso germe che nei raffinati stiletti ironici d'un salotto borghese, la volontà di colpire alla cieca, terrorizzare l'uomo che il destino ridicolo è proprio il suo, se possibile, colpire tutti assieme nel pubblico più variamente formato, sì magari farlo con una potente granata di sfiducia nelle umane capacità, annientar tutte le di loro sicurezze, cercando perfino di renderci "falsamente difformi".
Il malcapitato: "Sono proprio io allora, sta dicendo a me, oh santo cielo, spero proprio che nessuno se ne accorga", esattamente come M Butterfly, il bersaglio è improvvidamente se stessi, la propria umanità capovolta che diviene sdegno per gli altri attorno a noi, anziché elemento di coesione, cemento dei popoli. Il comico è così il più masochista e disumano tra gli attori, "il mostro" di Benigni e quelli di Dino Risi, l'avido cannibale dei propri stessi gusti, il denigratore delle proprie passioni, la bestia nel proprio cuore.