Visualizzazione post con etichetta poesie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesie. Mostra tutti i post

martedì 28 settembre 2010

Ponte Sisto - Luca Riccioni

Oggi è n’giorno che ho sempre temuto

In arcuni momenti l’ho già vissuto

Ma mo la vita lo dice so n’fallito

St’urtimi tempi me guardo so sfigato

Licenziato sfrattato abbandonato

Na vorta ero sano pe mio merito

Mo nun tutto solo so aiutato

Ma pe lo stesso merito so malato

Non c’ho più niente niente ho trattenuto

Er buio ormai qui n’torno è calato

Pare sì che tutto lui se sia rubato

Er buio ormai a me m’ha abbracciato

Perché da sta stretta mai sarò lasciato?

Ecco qui r’novo compagno l’ho trovato

Lo sta disorientato r’senso stordito

D’esseme perso ndò ho sempre vissuto

Io no de fondo proprio nun so cambiato

Però ao è cambiato tutto er resto

E mo cari belli me trovo esposto

A n’occhio de compassione o disgusto

Perché? Mo te lo spiego mo bell’imbusto

Io de n’vestito sociale sto sprovvisto

Sì raccontamosele sì so onesto

Ma ormai quer vestito io nun lo vesto

Da adesso in avanti sarò visto

Come r’barbone de sotto ponte Sisto

Tra macerie e cartoni - Stephania Giacobone

Vestiti dal bacio della luna

O da mille raggi luminosi

Imperlati di gocce di pioggia

La fronte, i nasi umidi

Andavano al tramonto

Cercando nuovi giacigli

Conoscevano l’ampiezza della Terra

Perché l’avevano misurata a passi

Conoscevano il freddo della notte e il suo verso

Conoscevano la paura, il coraggio, la furia e l’orrore

L’onore e lo smacco che brucia la faccia

E conoscevano l’alba, l’addiaccio, l’aurora

Il sogno che si imprime nell’occhio

L’adrenalina del mattino

Lo stomaco implorava

Il freddo tagliava la pelle

Un abbraccio diventava

Cibo e coperta

E tutto quello che si stavano regalando

Queste due anime libere

Uomo e cane

Non ci sono padroni

Sulle strade della povertà.

Umidità - Sara Parzanese

L’umidità è democratica

E non stagionale

Eppur lei decide quando presenziare

Compagna o disdetta

Ascolta interdetta

E ti lascia sudare

Fin dentro le ossa lei sa penetrare

In inverni scontenti e lunedì cocenti

Per me tu cammini se vuoi camminare

Io devo star seduta ma posso pensare

Se un po’ l’hai scelto ti posso invidiare

Ma la poesia appartiene al passato

Quel che è il tuo presente per me è immaginato

Per te è sudato, freddo, buttato?

Per te è libero, fiero, conquistato?

L’umidità è come la domanda

Evapora pesante e silenziosa

A volte si insidia muta e bellicosa.

Sento il vento soffiare - Satya Marino

Sento il vento soffiare

tra i miei capelli,

rumore di passi lontani e vicini,

una pace inesistente

e l’odore della terra bagnata.

Il mio corpo è avvolto

da una coperta di brividi,

le mie mani raccolgono

gocce di pioggia e

ho lo sguardo

rivolto al vuoto.

Sono persa tra questa gente

che mi sta attorno,

che mi sfiora, mi urta, mi spinge.

Parole, discorsi, sbuffi

rimbalzano sul mio volto.

Ed io tra la folla,

con la folla,

nella folla,

vado rapidamente

scomparendo.

Confondendomi.

Storia di Giacomino - Antonella Riccardi

Quattro monete in tasca,

quattro monete e quattro sogni

sul fondo della bottiglia …

E Giacomino vola

sui tetti di Roma,

vola e sussurra parole d’amore

alle ombre curve della sera.

A volte tocca terra

e siede sotto il porticato.

Siede e conta: uno, due, tre, quattro..

I minuti, le ore, le stagioni in fuga

e i passi frettolosi

di chi assapora il tepore del nido.

Quattro monete in tasca,

quattro monete e quattro memorie

nella luce del lampione…

Giacomino va per i viali spogli,

va e ripone cicche e frammenti d’universo

nella sacca brunita.

Nell’oblio della notte socchiude gli occhi,

rincorre treni senza fermata.

Cartoni avvizziti e binari,

binari e ancora polvere.

E un viaggio sotto le stelle.

Quattro monete in tasca,

quattro monete e un’ode all’infinito…

Di tanto in tanto uno spicchio di luna

culla i sogni sul fondo della bottiglia,

assopito sulla panchina

Giacomino sorride….

Superstiti adattati ad una strada - Giampaolo Materazzo

Superstiti adattati ad una strada
riguardosa, alieni di ogni civiltà
sviliti dall'eccesso e
pompa magna o morte la loro novità

Vissuti tra ingannevoli colleghi
altri che al chiuso aspirano
una moglie una famiglia e
un tresette l'ottava meraviglia

Ammalati di disaffezione
morti nel cuore con chi muore
increduli messaggeri del tutto
sostenitori della vanità e del lutto

Vinti nell'anima non mostreranno serenità

Non ricattati dal lamento
né riscattati dalle lacrime
disponibili all'avversa sorte
o fieri suicidi

Artri tempi - Nino Menghi

Te aricordi quanno se diceva,
quattro rosette e 'n etto e mezzo dè mortadella tajata fina.
quanno che linsalata se lavava cò l'acqua e nò cor bicarbonato.
Mò tuttè cambiato,
c'è da mettese paura pure a stenne er bucato.
Artri tempi,
pè annà avanti se strignevano lì denti,
magara capitava che 'n piatto n'due se magnava.
Er televisore 'n bianco e nero,
co lì tasti che che sembraveno lunghi quasi 'n metro.
sempre io me arzavo dalla sedia quanno mi padre
voleva dà 'n occhiata ar palinsesto,
cò rischio che mì sorella me se arrubava er pasto.
Me aricordo quer puntino, bianco
che compariva e scompariva piano piano.
Pè fa pipì cera er vespasiano,
mò si te scappa,
nun ciai lì sordi appresso
ma soprattutto nun consumi,
tè la poi fà pure ne lì costumi.
Artri tempi,
l'erba der vicino nun era mai sempre più verde,
ar massimo lì campi ereno pieni de merde.
Adesso semo entrati nell'era der progresso,
se uno cià lì sordi lo vedi
da qunte vorte va ar cesso.

lunedì 27 settembre 2010

Non così ma sono - Meris Monzani

Non così sono nato
ma Solo, la Vita mi ha voluto
Non possiedo nulla
ma appartengo al mio mondo
Non di fissa dimora
ma di aspra esperienza
Non di paura la strada
ma in sofferenza vissuta
Ho visto il bene e il male
sono scritti sulla mia pelle
Ho sentito freddo e voci lontane
stanno nelle mie mani tese
Ho respirato libertà e costrizione
vado i miei piedi mi portano
Ho mangiato non ho mangiato
il mio corpo non lo sa
Ho toccato la disperazione
tra il mio ieri e il mio oggi
Non così volevo ma Sono
Sono
illogico
fuori tempo e fuori spazio
dal tempo scandito e regolato
dallo spazio misurato e organizzato
Sono
inammissibile
fuori profitto e fuori mercato
dal profitto forzato
dal mercato sfrenato
Sono

invisibile
al perbenismo e all'individualismo

sgravando coscienze
non reco fastidio
non COSI' ma Sono.

Stazione - Alessandra Cordedda

In stazione
un cappello
e una mano
dormono
nel calore
di un cartone
in silenzio
sta
la bottiglia
e lo sguardo
di un uomo
avvolto
in una coperta
di pensieri
e
di emozioni
che risuonano
nell’animo
di chi
vuol vedere.


[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]

Le ali ardenti - Donatella Nardin

Sboccia dalle rotaie un fiore nero,
fragile stelo di un raggio passeggero
e viene a passi corti e smemorati
seguendo un canto di bimbo tutto suo,
parco alle parole, dai suoni piccoli e leggeri

è Iris di stazione, clocharde docile
e gentile che passa indecifrata
di visione in visione,
dimentica nel movimento
di vite organizzate all’espansione

e poi si ritrae, il suo deserto la reclama,
un angolo aguzzo di metropolitana,
come letto un semplice cartone

ma questa notte l’oscurità non pesa,
di un altro cielo sembra intrisa,
di ali ardenti scese chissà come

lunga una mano fende le distanze,
tesa nel palmo posa una carezza,
un piatto caldo e una coperta,
mirabile non sa la sua bellezza

Iris sorride calda d’assoluto,
alla remota lingua sembra ritornare,
una lama nel fiore è penetrata
perché ha creduto
in ciò che non si vede.


[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]

Ballando nella notte - Davide Rocco

Le valigie del cuore sono
Gravide di ricordi che egli
Può cullare nei passi muti
Della notte

Quando resta un istante vago
Svestito dalla vergogna e dal
Pudore, per sorridere e ritrovare
Se stessi

È il sogno ad occhi aperti
Di un diverso presente
È la speranza a pugni stretti
Di un diverso domani
È l’attesa di una restituzione
O di una metamorfosi
Dai cartoni assestati e dalle
Coperte lise, emerge l’uomo
Che egli – ancora oggi – è

Balla nella notte con l’immaginazione
Sbrigliata, lungo quei marciapiedi
Austeri a cui l’alba toglie piano
Piano l’identità

Restano timidi bagliori nei
Suoi occhi, piccoli spicchi
Lunari che non hanno rinunciato
Al germoglio della vita.


[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]

Per i tuoi sogni una moneta - Fiorella Fornasiero

Stretta al pulcioso cane
sta la massa rannicchiata
non si sparte solo il pane
nell’andare senza meta
mentre sale il tepore
ch’esce lento dalla grata
Per i tuoi sogni una moneta
E se pur t’han tolto tutto
dal cuore la famiglia
dalle mani l’orgoglio
dalla bocca il sorriso
quando in gola va il liquore
giù dal collo di bottiglia
vedi il mondo meno brutto
scorgi strie nel nero foglio
sono i raggi delle stelle
che ti sfioran dolci il viso
Uom di strada trascurato
che cammini senza meta
che corteccia hai per pelle
e non sovvieni chi sei stato
Per i tuoi sogni una moneta


[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]

Peppino il vagabondo - William Sersanti

Qui racconterò la storia di Peppino il vagabondo,
che con il suo carrettino, era stato in tutto il mondo;
sulla strada aveva avuto avventure brutte e belle,
e la notte, le sue amiche, eran spesso luna e stelle.
Un fiaschetto di buon rosso e per letto una panchina
mentre il sole lo scaldava, all’aurora, ogni mattina;
ma d’inverno, il freddo acuto, con quell’alito ghiacciato,
pugnalava la sua carne come un boia, lì in agguato.
Un incendio senza cuore, sanguinario, maledetto,
lo privò del suo tesoro: familiari, amore e tetto;
non aveva più nessuno, né una moglie né un figliolo
e la vita, strano dono, la affrontava ormai da solo.
Di uno splendido organetto le sue mani erano esperte:
grazie ad esse, lui viveva con i soldi delle offerte;
era un uomo generoso e che aveva un gran coraggio:
l’universo ora ti abbraccia, caro amico, fai buon viaggio.


[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]