lunedì 27 settembre 2010
Non così ma sono - Meris Monzani
ma Solo, la Vita mi ha voluto
Non possiedo nulla
ma appartengo al mio mondo
Non di fissa dimora
ma di aspra esperienza
Non di paura la strada
ma in sofferenza vissuta
Ho visto il bene e il male
sono scritti sulla mia pelle
Ho sentito freddo e voci lontane
stanno nelle mie mani tese
Ho respirato libertà e costrizione
vado i miei piedi mi portano
Ho mangiato non ho mangiato
il mio corpo non lo sa
Ho toccato la disperazione
tra il mio ieri e il mio oggi
Non così volevo ma Sono
Sono
illogico
fuori tempo e fuori spazio
dal tempo scandito e regolato
dallo spazio misurato e organizzato
Sono
inammissibile
fuori profitto e fuori mercato
dal profitto forzato
dal mercato sfrenato
Sono
invisibile
al perbenismo e all'individualismo
sgravando coscienze
non reco fastidio
non COSI' ma Sono.
Stazione - Alessandra Cordedda
un cappello
e una mano
dormono
nel calore
di un cartone
in silenzio
sta
la bottiglia
e lo sguardo
di un uomo
avvolto
in una coperta
di pensieri
e
di emozioni
che risuonano
nell’animo
di chi
vuol vedere.
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
Le ali ardenti - Donatella Nardin
fragile stelo di un raggio passeggero
e viene a passi corti e smemorati
seguendo un canto di bimbo tutto suo,
parco alle parole, dai suoni piccoli e leggeri
è Iris di stazione, clocharde docile
e gentile che passa indecifrata
di visione in visione,
dimentica nel movimento
di vite organizzate all’espansione
e poi si ritrae, il suo deserto la reclama,
un angolo aguzzo di metropolitana,
come letto un semplice cartone
ma questa notte l’oscurità non pesa,
di un altro cielo sembra intrisa,
di ali ardenti scese chissà come
lunga una mano fende le distanze,
tesa nel palmo posa una carezza,
un piatto caldo e una coperta,
mirabile non sa la sua bellezza
Iris sorride calda d’assoluto,
alla remota lingua sembra ritornare,
una lama nel fiore è penetrata
perché ha creduto
in ciò che non si vede.
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
Ballando nella notte - Davide Rocco
Gravide di ricordi che egli
Può cullare nei passi muti
Della notte
Quando resta un istante vago
Svestito dalla vergogna e dal
Pudore, per sorridere e ritrovare
Se stessi
È il sogno ad occhi aperti
Di un diverso presente
È la speranza a pugni stretti
Di un diverso domani
È l’attesa di una restituzione
O di una metamorfosi
Dai cartoni assestati e dalle
Coperte lise, emerge l’uomo
Che egli – ancora oggi – è
Balla nella notte con l’immaginazione
Sbrigliata, lungo quei marciapiedi
Austeri a cui l’alba toglie piano
Piano l’identità
Restano timidi bagliori nei
Suoi occhi, piccoli spicchi
Lunari che non hanno rinunciato
Al germoglio della vita.
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
Per i tuoi sogni una moneta - Fiorella Fornasiero
sta la massa rannicchiata
non si sparte solo il pane
nell’andare senza meta
mentre sale il tepore
ch’esce lento dalla grata
Per i tuoi sogni una moneta
E se pur t’han tolto tutto
dal cuore la famiglia
dalle mani l’orgoglio
dalla bocca il sorriso
quando in gola va il liquore
giù dal collo di bottiglia
vedi il mondo meno brutto
scorgi strie nel nero foglio
sono i raggi delle stelle
che ti sfioran dolci il viso
Uom di strada trascurato
che cammini senza meta
che corteccia hai per pelle
e non sovvieni chi sei stato
Per i tuoi sogni una moneta
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
Peppino il vagabondo - William Sersanti
che con il suo carrettino, era stato in tutto il mondo;
sulla strada aveva avuto avventure brutte e belle,
e la notte, le sue amiche, eran spesso luna e stelle.
Un fiaschetto di buon rosso e per letto una panchina
mentre il sole lo scaldava, all’aurora, ogni mattina;
ma d’inverno, il freddo acuto, con quell’alito ghiacciato,
pugnalava la sua carne come un boia, lì in agguato.
Un incendio senza cuore, sanguinario, maledetto,
lo privò del suo tesoro: familiari, amore e tetto;
non aveva più nessuno, né una moglie né un figliolo
e la vita, strano dono, la affrontava ormai da solo.
Di uno splendido organetto le sue mani erano esperte:
grazie ad esse, lui viveva con i soldi delle offerte;
era un uomo generoso e che aveva un gran coraggio:
l’universo ora ti abbraccia, caro amico, fai buon viaggio.
[leggi le altre poesie che hanno partecipato al concorso: La vita di un senza dimora.]
lunedì 16 marzo 2009
Contro l'arte più difficile
Nella crasso umorismo popolano al fine s'annida lo stesso germe che nei raffinati stiletti ironici d'un salotto borghese, la volontà di colpire alla cieca, terrorizzare l'uomo che il destino ridicolo è proprio il suo, se possibile, colpire tutti assieme nel pubblico più variamente formato, sì magari farlo con una potente granata di sfiducia nelle umane capacità, annientar tutte le di loro sicurezze, cercando perfino di renderci "falsamente difformi".
Il malcapitato: "Sono proprio io allora, sta dicendo a me, oh santo cielo, spero proprio che nessuno se ne accorga", esattamente come M Butterfly, il bersaglio è improvvidamente se stessi, la propria umanità capovolta che diviene sdegno per gli altri attorno a noi, anziché elemento di coesione, cemento dei popoli. Il comico è così il più masochista e disumano tra gli attori, "il mostro" di Benigni e quelli di Dino Risi, l'avido cannibale dei propri stessi gusti, il denigratore delle proprie passioni, la bestia nel proprio cuore.